Ricordi Festa Sant'Antonio Abate a Villa Santa Maria - Mauro Carbonetta - Tele Tiziana webtv

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Fuochi nella memoria: i ricordi della festa di Sant'Antonio Abate a Villa Santa Maria

Rappresentazione di Sant'Antonio AbateIl Santo del fuoco e della comunità
Il 16 gennaio si festeggia a Villa Santa Maria Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, del focolare domestico e di tutti coloro che lavorano con il fuoco.
Questa foto che condivido ritrae una delle mie prime rappresentazioni del Santo, vissuta insieme agli amici di sempre, ed è per me un tuffo in un passato vivo, caldo, profumato di legna bruciata.
I miei ricordi di questa festa sono soprattutto i fuochi, che illuminavano ogni quartiere. Da noi l’avventura iniziava mesi prima, con la raccolta della legna: bussavamo alle porte delle famiglie del quartiere chiedendo un contributo per il nostro fuoco. Poi l’attesa, l’eccitazione e infine il momento magico dell’accensione, alla piazzetta della Preita, quando le fiamme si alzavano e sembrava che tutto il paese respirasse insieme.
Ricordo un anno in particolare. Eravamo piccoli e ad accendere il fuoco fu Palmerino, per tutti noi Palmerindo. Un signore del quartiere che, con naturalezza e allegria, usò… una bottiglia di vino per dare vita alle fiamme. Gli sguardi stupiti, le risate, l’entusiasmo: un gesto semplice, ma carico di gioia, come solo certe tradizioni sanno essere.
Ricordo le persone che venivano a prendere un po’ di brace ardente per portarla nelle proprie case, quasi a trasferire il calore e la benedizione del Santo tra le mura domestiche. Ricordo il fuoco della Congrega, della Vianova, delle Valli, delle Palazzine, della Fontavecchia, Borgata Orti, a la Vultata e poi quello del ponte, davanti alla chiesa di Sant’Antonio Abate, il più grande di tutti. Una gara silenziosa ma sentitissima: chi aveva fatto il fuoco più imponente? Se ne parlava per giorni.
E poi c’era il rito conviviale: i pranzetti di quartiere, salsiccia e polenta, il cibo condiviso intorno al fuoco e allo stare insieme. Spesso erano proprio i doni ricevuti andando a cantare per le case.
Finita la festa arrivava la realtà. Eravamo stanchi, perché la festa di Sant’Antonio era bellissima, ma anche stancante, e il giorno dopo ci aspettava la scuola, con educazione fisica e il professor Mario Giordano.
Giordano era uno di quegli insegnanti capaci di farci faticare senza mai togliere il sorriso. Un professore che sapeva stare con i ragazzi, ironico, coinvolgente e, per questo, amatissimo. Invece del solito giro di campestre, quel giorno ci fece fare tutto il giro della Madonna in Basilica, partendo dalla scuola media. Chi provava a bleffare, tagliando e “spaccando” il fiume a ridosso di una pantiera, all’epoca conosciuta come la "spiaggia" di Ting Tong, veniva subito scoperto. E la punizione era chiara: altri due giri. Alla fine eravamo distrutti, ma ridevamo tutti, perché con Giordano anche la fatica diventava divertimento.
Alcuni dettagli oggi sfumano. Non ricordo, ad esempio, la benedizione degli animali: forse ero troppo piccolo, o forse ogni quartiere viveva la festa in modo più intimo e personale.
Ricordo però benissimo l’emozione di quando andammo a rappresentare Sant’Antonio a Quadri e poi a Pietraferrazzana. Prendemmo anche il treno e, per noi, fu come partire per un grande evento, pieni di orgoglio e di quella trepidazione che solo le tradizioni vere sanno regalare. Il giorno prima eravamo stati a suonare alle palazzine (quartiere ricco, a nostro modesto parere, e lì potevamo riuscire a prendere, oltre alle salsicce, anche qualche spicciolo, e Paola Bianchi se lo ricorda).
Oggi quei fuochi forse non si accendono più come allora, ma continuano a scaldare la memoria.
A tutti i villesi, ovunque siano, auguro una serena festa di Sant’Antonio Abate e a tutto il nuovo comitato, lode a voi, che fate rivivere questi momenti attraverso la festa del 16 gennaio 2026.
Che il suo fuoco ci protegga e ci ricordi, sempre, il calore della comunità
Mauro Carbonetta
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