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Copertina: L'Abbazia di Santa Maria in Basilica e oltre il tempo
L'Abbazia di Santa Maria in Basilica e oltre il tempo
Mauro Carbonetta & Tiziana Lucente
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Sulla fiducia a oltranza

Paolo Morelli

Nello scrivere libri il contenuto, l'argomento di cui si parla è certo molto importante, ma lo è più ancora l'intento, l'intenzione, l'esigenza che hanno spinto l'autore a scrivere: è quello che arriva prima di tutto al lettore. Così la pensavano fino dall'antichità: il segreto e la forza di un libro risiederebbero nella necessità con cui è stato scritto, è ciò che tocca chi legge e resta nel profondo. E così in L'Abbazia di Santa Maria in Basilica e oltre il tempo tutto è chiaro fin dall'inizio: stiamo visitando un luogo nei suoi molteplici aspetti, un centro spirituale, culturale e artistico fondato dai benedettini, con una storia perlomeno bimillenaria, un luogo di culto ancorato in riva al fiume Sangro addirittura rifondato su insediamenti antecedenti, come testimonia il ritrovamento in loco di statuette votive. Certamente un luogo sacro quindi.

Questo l'argomento, il contenuto del libro: un'attenta, documentata e appassionata disamina del luogo così come dell'edificio, del polo devozionale nei suoi aspetti di recetto spirituale quanto di aggregazione sociale, attraverso le diverse fasi monastiche, le trasformazioni rinascimentali, l'incendio del 1492 e le liti settecentesche, secoli di mutamenti in cui l'abbazia mai ha perso la sua centralità, simbolica e pratica al medesimo tempo. Come in ogni guida che si rispetti si descrivono gli ambienti e gli oggetti tra storia, arte e tradizione.

«Il territorio viene trasformato in un vero e proprio testo» — un percorso tra rilevazione e rivelazione.

Ma se poi andiamo in cerca della ragione vera del racconto, e quindi della forza che lo custodisce, anche lì nulla è nascosto: si parte dall'irredimibile dolore di una perdita e lì si torna ogni volta, una specie di liturgia del rinnovamento da cui si snoda l'indagine, il percorso di studio, ricerca e riflessione, la contemplazione del luogo dell'anima. Un breve viaggio tra fede semplice e rispetto, la ricerca della giusta distanza, potremmo dire tra rilevazione e rivelazione, una lingua accurata di composta devozione, di religiosità laica si intreccia delicatamente con il caro e costante ricordo, ed allora la valle diventa un altare naturale che fiorisce e ci si imbatte persino in una leggenda «tramandata senza voce».

Questo è un racconto che si svolge all'aperto, si scrive in esposizione a partire da un luogo, in cui la spinta viene da un effusione per l'esterno che arriva a dirci qualcosa di quasi panteista: «il vero tempio è il mondo intero», «perché ogni angolo della terra ha un racconto da svelare».

Da questa assunzione di fragilità nasce il «racconto d'amore»: scrivere allora torna ad essere un atto di generosità da parte di chi ha poco da perdere, ma che in fondo al cuore sa che almeno un mezzo miracolo sarebbe tuttavia possibile, è sempre possibile e risiede nel senso di comunità.

— Paolo Morelli

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