Vangelo secondo Matteo -capitolo Sesto- Alcuni precetti e la preghiera del Padre Nostro-
Le opere di carità: elemosina, preghiera e digiuno
L'amore che Dio chiede ai Suoi figli esclude la gratificazione personale. Digiunare, fare l'elemosina, pregare sono opere che devono essere frutto della carità anche se fatte collettivamente: significa che non devono essere circonfuse della lode terrena che, se conferita, priva l'opera stessa della ricompensa divina. L'amore di Dio, unico ed incommensurabile, non va confuso con nessuna forma di emolumento. Gesù ce lo insegna nella preghiera del Padre Nostro. In essa le prime tre richieste riguardano il Padre -sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà - e le ultime tre riguardano la vita terrena -il pane quotidiano, il perdono dei peccati e la liberazione da ogni male-. In essa dunque viene glorificato Dio, l'unico vero tesoro inalienabile, e si configurano le altre ammonizioni del capitolo sesto: la piena fiducia nella Provvidenza che elargisce quanto occorre alla vita quotidiana e la richiesta di perdono con l'impegno personale a perdonare. Ciascuno metta la propria vita al servizio di Dio, svolga il proprio lavoro uniformandosi alla volontà del Padre. Il fine è lo stesso: amare Dio e fare tutto per il Suo Regno e la Sua gloria. Gesù ci parla con estrema chiarezza e senza fare uso di parabole ricordandoci quanto la bontà del Padre prevenga ogni nostro bisogno. E' un parlare che rincuora, infonde coraggio, fiducia e speranza. La gioia di essere fratelli, figli di un solo Padre.<<[25]Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? [26]Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? [27]E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? [28]E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. [29]Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. [30]Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? [31]Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? [32]Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. [33]Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. [34]Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.>>
Dante Scutti-continua-
>>per contatti con l'autore scrivere a: dantescutti_2025@virgilio.it
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