Meteo a Villa Santa Maria
Consulta i dati meteo in tempo reale dalla stazione di Villa Santa Maria e Pietraferrazzana (CH).
Vai alla stazione meteo
CRONACA D'ABRUZZO
CRONACA
D'ABRUZZO
Siete sul canale webTV di Tele Tiziana, che vi augura una buona giornata!
⏰

Non ricordo quando ho scattato questa foto, ma rivedendola ho rivisto anche la gioia strabiliante di Tiziana nel guardarla.
Forse perché certi silenzi, come quelli di un fiume innevato, chiedono solo di essere ammirati insieme.
Mauro Carbonetta
@teletiziana
Analfabetizzazione digitale: un appello per proteggere i più fragili

Un profondo ringraziamento va alle Forze di Polizia, all’Arma dei Carabinieri, alle scuole e a tutte le istituzioni che quotidianamente operano per contrastare i reati, anche quelli digitali, spesso attraverso preziose campagne informative e progetti di formazione. Il loro lavoro è fondamentale e merita tutta la nostra riconoscenza.
Tuttavia, accanto a questa indispensabile azione, è necessario un impegno ancora più forte nella prevenzione e nella sensibilizzazione della cittadinanza, che non deve essere lasciata sola, soprattutto nelle sue componenti più fragili, come gli anziani e chi vive in solitudine.
Proprio riguardo all’analfabetizzazione digitale, è urgente aiutare quelle persone che troppo spesso sono raggirate da mail, messaggi e altre truffe online. L’esperienza è purtroppo comune: proprio oggi mi sono ritrovato ad aiutare degli amici a telefonare alla loro compagnia telefonica per bloccare messaggi di app a pagamento, perché, parole loro, “a malapena riescono a usare un cellulare per telefonare”.
Le persone sole, spesso, si affidano e confidano le loro paure e le loro fragilità allo smartphone, o meglio, ai social, trovando in quel mondo una parvenza di compagnia. Bene, ora senza entrare nel merito di questo fenomeno complesso, sorge una domanda semplice ma cruciale: perché non tuteliamo di più quelle persone ignare che potenzialmente potrebbero essere raggirate?
Quante telefonate sospette (ultimamente c’è stata una stretta sui numeri italiani, ma non basta) riceviamo da numeri esteri come Francia, Australia, Spagna, Portogallo e non sappiamo come e cosa fare? Quanti siti web fasulli e quante mail e sms di finti enti riceviamo ogni giorno? Che cosa sono gli spam, il phishing ecc.? Umilmente mi chiedo: chi tutela quella persona sola, che magari non riceve più una chiamata da un amico o un’amica, che si sente ignorata e abbandonata a se stessa e si rifugia nelle apparenti certezze offerte da uno schermo per poi ritrovarsi il suo conto in banca prosciugato?
Ecco, la mia è una riflessione ad alta voce. E accenderei ancor di più una fiammella affinché le istituzioni locali e la scuola, insieme al prezioso lavoro delle forze dell’ordine (anche se già lo fanno), possano ulteriormente adoperarsi per organizzare delle vere lezioni a cadenza settimanale (io direi anche giornaliera, laddove possibile) per istruire soprattutto quelle persone fragili e sole. L’obiettivo è duplice: all’utilizzo responsabile della tecnologia e al sapere come comportarsi di fronte ai raggiri informatici, gestendo anche gli aspetti pratici come lo SPID, la carta d’identità elettronica, la PEC e i servizi digitali della pubblica amministrazione.
Una volta le locali sezioni di partito, si mettevano a disposizione gratuitamente dei cittadini "anziani" che non sapevano leggere e scrivere, un’istruzione di base che per loro era un traguardo irraggiungibile. L'analfabetizzazione digitale non è solo un disagio, ma un dramma sociale da cui potersi e doversi difendere.
Solo unendo la forza della legge, alla forza dell’educazione e alla forza della comunità possiamo costruire una rete di protezione davvero efficace e umana attorno a chi ne ha più bisogno. È una sfida di civiltà che non possiamo permetterci di perdere.
Mauro Carbonetta
"L’ABBAZIA DI S. MARIA IN BASILICA E OLTRE IL TEMPO"

MAURO CARBONETTA E TIZIANA LUCENTE
"Da allora, quando il Sangro si gonfia di pioggia, si dice che echeggino sussurri d’amore che il fiume non ha mai portato via. E che due bimbe, come ombre lievi, raccolgano ancora margherite per loro."
Esiste un amore così forte da diventare leggenda.
Scoprilo tra le pietre antiche dell'Abbazia e le acque eterne del fiume.
Scoprilo tra le pietre antiche dell'Abbazia e le acque eterne del fiume.
Nel libro "L’Abbazia di S. Maria in Basilica e oltre il tempo",
di prossima uscita in libreria e in tutti gli store online.
di prossima uscita in libreria e in tutti gli store online.
Viaggio tra ricordi e speranze perdute
Ci sono giorni in cui i ricordi riaffiorano con forza, riportandomi indietro nel tempo. La stazione ferroviaria Sangritana di Villa Santa Maria è uno di quei luoghi che ha accompagnato tanti ragazzi negli anni scolastici. Quante volte, tra una corsa per prendere il treno e l’altra, ho visto passare persone, ognuna con la propria storia, ognuna con un pensiero che le spingeva a varcare la soglia di un vagone. A volte i ricordi tornano vividi, come quello di Mauro Boccagna, che mi rimproverò per aver pagato troppo un rapidograph, indispensabile per il disegno geometrico. Lo pagai 19 mila lire, ma lui, che frequentava l'Istituto Tecnico per Geometri, ne aveva uno di scorta e avrebbe voluto regalarmelo, visto che era anche amico di mio fratello. Mauro viaggiava tutte le mattine per andare a scuola a Lanciano, sempre allegro e scherzoso. Anche lui ci ha lasciati troppo presto. Il viaggio durava un’ora e mezza, tra salite difficili, come quella tra Crocetta e Castel Frentano, dove i vagoni provenienti da Guardiagrele, Orsogna e altri paesi si univano a quelli provenienti da Castel di Sangro, Villa Santa Maria, Casoli e dintorni. Le motrici, a volte, facevano fatica a trascinare i vagoni, carichi di studenti diretti ai vari istituti di Lanciano. Ricordo ancora il giorno in cui il treno deragliò, stranamente in salita, senza causare alcun problema.Negli anni ’50 e ’60, nel piazzale della stazione di Villa c’era un locale dove si potevano gustare pasti veloci, frequentato prevalentemente da persone che attendevano il treno per ritornare nei propri paesi. Poco più avanti c’era il bar di Carpineta con un campo da bocce. E chissà, magari un giorno vi racconterò qualche aneddoto legato a quel campo, che faceva parte delle storie che animavano le nostre giornate. Ricordo, mentre scendevo alla stazione di Lanciano, un’immagine che mi è rimasta impressa. Una donna arrivava, con passo lento e il viso segnato da una dolce malinconia. Si fermava sempre nello stesso punto e attendeva, con lo sguardo rivolto ai vagoni che si svuotavano. Ogni giorno aspettava che scendesse la persona che amava, suo marito. Ma lui non c’era più. Eppure, nonostante lo sapesse, tornava ogni mattina, come se dentro di sé coltivasse la speranza, o forse l’illusione, che un giorno lui sarebbe riapparso tra la folla. Dopo un po’, quando tutti i ragazzi erano scesi, se ne andava, senza mai salire su un treno. Non posso fare a meno di pensare alla canzone Io ti cercherò di Ron, che racconta proprio di una ricerca, di un amore che non si è mai dimenticato. Ripensando a questi momenti, mi rendo conto di quanto il tempo abbia trasformato luoghi e persone, lasciando però intatti i ricordi. La stazione, i vagoni affollati, le risate tra amici, le storie di vita vissuta: tutto questo appartiene a un passato che continua a vivere dentro di noi. Forse è proprio questo il senso della memoria: dare un significato ai nostri passi, custodire le emozioni e mantenere viva la speranza, proprio come quella donna che, ogni mattina, continuava ad aspettare. E, in fondo, forse ognuno di noi è alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, anche solo nei ricordi. Perché, come canta Ron, certi legami restano dentro, attraversano il tempo e lo spazio e, in qualche modo, ci fanno compagnia lungo il nostro viaggio fino all'ultimo giorno della nostra vita.
Mauro e Tiziana
Un momento anche per te

Ho ritrovato una fotografia di mia nonna Amalia Di Sciullo, madre di mio padre Francesco e degli zii Guido e Vera. Sua madre era una Sabatini, cognomi radicati a Villa Santa Maria. Era una donna semplice, dalla dolcezza infinita e da una forza quieta.
Sposò Mercurio, un nome che porta l’eco del messaggero celeste. Lui, messaggero terreno, coltivava la terra in contrada Selva Piane, a sette chilometri dal paese. Lei, la donnina che vedete nella foto, preparava il pranzo e iniziava il suo cammino a piedi, due volte al giorno. Portava il cesto, pesante, in perfetto equilibrio sul capo, per raggiungerlo nei campi.
Ciò che custodisco nel cuore, però, è un altro gesto, visto attraverso gli occhi del bambino piccolo che ero. Il sabato e la domenica, come un rito sacro e atteso, lei si chinava verso di me. Era un’amante dei fiori; li coglieva ovunque: lungo il sentiero per i campi, ma anche nel prato sotto casa. Nella mia manina, accanto alla monetina, deponeva con cura il suo piccolo tesoro: un mazzo di fiori di campo. Soprattutto, margherite.
Ora comprendo che l’amore più vero non risiede soltanto nella fatica di quel cesto pesante, ma accanto ad essa, nella costanza silenziosa di un gesto puro, compiuto per il solo dono della bellezza. Era il suo modo di abitare il mondo: ovunque scorgeva un fiore da ammirare e da regalare. Nell’umiltà di quei fiori colti apposta per me. Le rose potevano essere i suoi colori, ma le margherite, umili e tenaci, sono diventate per sempre i nostri. Sono il ricordo incarnato di una dolcezza che si chinava dopo essersi caricata, offerta senza clamore, e che ancora inebria il mio cuore con il linguaggio semplice dei petali bianchi e di un cuore giallo, donati a un bambino per insegnargli che la bellezza è sempre a portata di mano e chiede solo di essere condivisa.
Coloro che lasciano questa terra non si disperdono nel vento, ma alimentano per sempre il nostro modo di accarezzare il mondo, perché ogni gesto d’amore che ripetiamo porta la loro firma, e ogni margherita che raccogliamo è un saluto che ci giunge dal profondo del tempo.
Ed è per questo che, ancora oggi, ogni volta che una bambina mi porge un mazzo di margherite di campo, le mie mani le affidano a Tiziana, che anche lei le amava, in un cerchio di bellezza che non si spezza mai, dove l’amore di ieri continua a nutrire il cuore di oggi. Così il dono di nonna Amalia viaggia, di mano in mano, di cuore in cuore.
Grazie, nonna, per la dolcezza che hai seminato in me. Continua a fiorire, indistinta, in ogni margherita che affido al suo cuore.
Mauro Carbonetta
AGGIORNAMENTO SULLA SEGNALAZIONE DELLA VEGETAZIONE SUL CAMPANILE E DEL PULVINO DELLA CHIESA MADONNA IN BASILICA DI VILLA SANTA MARIA
Pubblico la risposta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara (prot. 595/597 del 21 gennaio 2026) in merito alle mie segnalazioni urgenti sullo stato di degrado del pulvino architettonico e sulla presenza di vegetazione spontanea sul campanile della Chiesa Madonna in Basilica.
Voglio essere chiaro: finché non vedrò con i miei occhi il pulvino restaurato – segnalato dal sottoscritto già da anni – e la vegetazione rimossa dal campanile, non tacerò. Il cittadino, anche se per qualcuno non avrebbe "diritto" di segnalare se non è "eletto", ha il dovere morale di vigilare sul bene comune.
Continuerò a monitorare la situazione e a sollecitare le istituzioni competenti, come previsto dall'art. 27 del Codice dei Beni Culturali.


Avete presente quando si dice “il paese si sta spopolando”?
Non è solo una sensazione. Lo vediamo tutti.Il problema è grande: il punto non è solo cercare di attirare turisti per quindici giorni d'estate. Per un negoziante, un bar, un artigiano, quei pochi giorni non bastano a respirare economicamente per gli altri undici mesi dell'anno. Il punto è far sì che nuove famiglie scelgano di vivere qui, tutto l'anno. Solo così si colma quel vuoto che sentiamo.
Ma come si fa? Non c'è una bacchetta magica, ma credo si possa partire da una cosa molto concreta, che tocca tantissimi di noi: salvare le nostre "seconde case".
Quante di quelle case chiuse appartengono a figli del paese che, dopo una vita di lavoro, hanno speso tutti i risparmi per avere un posto dove tornare? Per la famiglia, per l'estate, per le feste e magari anche per mesi. Sono la nostra storia vivente.
Eppure, oggi quel legame rischia di spezzarsi. Perché? Per le tasse, con aliquote alle stelle, che sono diventate insopportabili. Non sono i Rockefeller, sono persone che hanno fatto un sacrificio per la loro terra.
La prima mossa? Abbassare quelle aliquote in modo serio.
E poi, perché non iniziare a ragionare su quelle case vetuste, abbandonate da oltre mezzo secolo? Perché i Comuni (molti comuni hanno iniziato già a percorrere questa strada) non studiano un modo per acquisirle (con gli strumenti che ci sono, come l'esproprio per rovina), rimetterle in sesto e offrirle in affitto a lungo termine a chi vuole restare?
Quelle case, da entrambe le categorie, potrebbero essere la nostra risorsa più grande. Per i residenti tutto l'anno, un incentivo fiscale chiaro per chi fa questa scelta potrebbe essere la chiave.
E per il resto? Non bisognerebbe aspettare solo i bandi europei come fossero la lotteria. Cerchiamo sponsor: aziende del territorio, imprenditori che abbiano interesse a investire sulla comunità.
Io non sono un "eletto dal popolo" e forse per qualcuno non avrei titoli per parlare e creerei solo polemiche. Ma credo che l'unica speranza sia iniziare dalle piccole cose concrete. Per riassumere, da dove si comincia? A mio modesto e umile parere, da tre azioni concrete:
Rendere le seconde case una risorsa, non un peso, abbassando le tasse.
Ridare vita alle case abbandonate, con i Comuni che si fanno promotori, le riqualificano e le offrono in affitto a lungo termine a un prezzo popolare.
Investire sul territorio, cercando sponsor locali e unendo le forze tra paesi vicini per servizi migliori e più efficienti, salvaguardando e lottando per i servizi pubblici essenziali.
Ridare vita alle case abbandonate, con i Comuni che si fanno promotori, le riqualificano e le offrono in affitto a lungo termine a un prezzo popolare.
Investire sul territorio, cercando sponsor locali e unendo le forze tra paesi vicini per servizi migliori e più efficienti, salvaguardando e lottando per i servizi pubblici essenziali.
Partendo dal bisogno più vero: far sì che le case non rimangano vuote, ma tornino ad essere case vissute.
Mauro Carbonetta
@TeleTiziana
Quasi ogni giorno mi soffermo su una panchina ai piedi della Madonna in Basilica.Lì mi lascio attraversare dal silenzio, quando c’è il sole mi faccio illuminare dai suoi raggi, e intanto lo sguardo si perde tra le margherite, piccole e tenaci, che sbocciano leggere ricordandoci quanto la bellezza sappia essere semplice, discreta e bisognosa di cura.
Ho notato una situazione che merita attenzione, in particolare nella parte alta del campanile.
È presente una pianta di fico nata spontaneamente in un punto architettonicamente delicato, tra la cornice di coronamento del campanile e la copertura.
Al di là dell’aspetto estetico, nel tempo le radici potrebbero compromettere la muratura, con possibili distacchi di laterizi e materiali
Al di là dell’aspetto estetico, nel tempo le radici potrebbero compromettere la muratura, con possibili distacchi di laterizi e materiali
Quando l’amore diventa leggenda
Tra le pietre antiche dell’Abbazia di Santa Maria in Basilica e il lento scorrere del fiume Sangro, esiste una storia che non si trova nei documenti, ma nel respiro del tempo.È una storia di mani segnate dal lavoro, di silenzi condivisi, di margherite lasciate sulla riva come promesse che non appassiscono mai.
Questo testo è un estratto dal capitolo “La leggenda del Sangro”, tratto dal libro di prossima uscita:
L’Abbazia della Madonna in Basilica e oltre il tempo, scritto da Mauro e Tiziana.
L’Abbazia della Madonna in Basilica e oltre il tempo, scritto da Mauro e Tiziana.
Qui prendono vita Tilla e Mato: lei figlia dell’acqua, lui uomo di pietra e colore. Un amore discreto e profondo, capace di attraversare la vita, la perdita, e trasformarsi in memoria eterna.
C’è un fiume che ricorda.
Ci sono fiori semplici che tornano ogni primavera.
E c’è una leggenda che sussurra che l’amore vero non finisce, ma si trasforma.
Ci sono fiori semplici che tornano ogni primavera.
E c’è una leggenda che sussurra che l’amore vero non finisce, ma si trasforma.
Vi informerò con grande piacere non appena il libro sarà pronto. Per l’acquisto, sarà disponibile sui principali store online (tra cui Amazon, La Feltrinelli, IBS, Mondadori e altri) e potrà essere ordinato in oltre 4.500 librerie in tutta Italia.
Poco fa ho ricevuto una mail anonima da una persona che mi definisce “polemico” quando affronto determinati argomenti, soprattutto a livello locale. Nella stessa mail mi si invita a smetterla perché, a suo dire, non farei fare una bella figura al paese e, non essendo consigliere comunale, né di maggioranza né di minoranza, non avrei alcun “diritto” di sollevare problemi o avanzare proposte. Il messaggio si conclude con un’espressione decisamente volgare, che preferisco non commentare.In genere non rispondo alle mail anonime, anche se questa sarebbe facilmente rintracciabile. Tuttavia mi viene spontaneo chiedermi: perché? Davvero non si può più esprimere un’opinione o avanzare una proposta?
Caro mittente, al di là delle ideologie personali, credo che ogni cittadino abbia il diritto, e forse anche il dovere, di contribuire al dibattito pubblico con idee e proposte, ricevendo eventualmente anche risposte negative, purché motivate.
Non credo che il diritto di parola spetti solo a chi ricopre una carica istituzionale. A questo proposito, mi permetto di ricordare che il sottoscritto, nella storia delle elezioni comunali di Villa Santa Maria (puoi consultare tranquillamente i registri), è stato il candidato con il maggior numero di preferenze, e parlo di tre liste. Successivamente, per motivi di salute, mi dimisi. La mia lista non vinse, ma io risultai comunque il più votato, anche rispetto ai candidati di chi poi vinse le elezioni. Detto questo, oggi non ricopro alcun ruolo politico e non ho alcuna intenzione di candidarmi in futuro (stai tranquillo/a).
Ricordo inoltre un episodio di molti anni fa, quando mi fu chiesto di candidarmi alle elezioni provinciali per Rifondazione Comunista, un partito che forse a te non sarebbe piaciuto: una persona di Villa Santa Maria mi disse allora: “Mauro, candidati, perché ti faccio da autista per incontrare i cittadini nei vari paesi”.
Oggi passo spesso molte ore davanti al computer a leggere, a scrivere e a dire la mia con umiltà, come ho fatto per oltre trent’anni, collaborando con testate nazionali mensili e settimanali di settore: centinaia e centinaia di articoli, caro o cara mittente.
Non so chi tu sia e, sinceramente, non mi interessa. Ti invito però a scrivere, a proporre e anche a criticare: fa sempre bene alla democrazia. Quello che non posso accettare è il dileggio personale.
Chiedo scusa per lo sfogo.
Mauro Carbonetta
Una mia riflessione sincera sul nostro paese. Condivido un pensiero personale con voi, prendendo spunto da un post che ho letto e che mi ha colpito.
Ne riporto qui il passaggio centrale:"Questa evidente mancanza di presenze durante le feste, già riscontrata al ponte dell'Immacolata, e in modo più allarmante nel quotidiano nell'ultimo periodo, spero sia frutto di circostanze temporanee perché, se dovesse continuare, sarà un problema per le attività e non solo..."
Su queste parole, vorrei integrare una mia personale riflessione.
Questo periodo festivo, come già il ponte dell'Immacolata, ci ha mostrato nuovamente un paese molto silenzioso. La piazzetta, i vicoli, i locali sono spesso vuoti.
Organizzare tombolate, giochi di gruppo e momenti di festa per chi c’è è senz'altro positivo. Anzi, un grazie a chi lo fa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza girarci troppo intorno.
Organizzare tombolate, giochi di gruppo e momenti di festa per chi c’è è senz'altro positivo. Anzi, un grazie a chi lo fa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza girarci troppo intorno.
C’è poi chi dice: "Eppure, paesini più piccoli del nostro inventano mille eventi per attirare turisti!
È vero, lo fanno. Ma proviamo a pensarci onestamente: dopo quelle giornate di festa, dopo che i turisti se ne sono andati, come rimangono quei paesi? Rimangono vuoti. Si rivedono sempre le stesse, poche persone che vi abitano tutto l'anno. Lo sappiamo.
È vero, lo fanno. Ma proviamo a pensarci onestamente: dopo quelle giornate di festa, dopo che i turisti se ne sono andati, come rimangono quei paesi? Rimangono vuoti. Si rivedono sempre le stesse, poche persone che vi abitano tutto l'anno. Lo sappiamo.
Ecco, il punto, secondo me, non è solo attirare visitatori per un giorno. Il problema vero non è la mancanza di eventi, è la mancanza di persone che vivono qui.
Osserviamo case in vendita, famiglie che non risiedono più, negozi che faticano. Lo vediamo tutti. Lo percepiamo tutti i giorni.
Osserviamo case in vendita, famiglie che non risiedono più, negozi che faticano. Lo vediamo tutti. Lo percepiamo tutti i giorni.
La vera domanda, quindi, è un’altra, e più importante: come facciamo a far sì che nuove famiglie scelgano di vivere qui, 365 giorni all'anno?
Come possiamo passare dall'essere una bella cartolina per turisti di passaggio, all'essere una vera casa, desiderabile, per chi cerca un futuro?
Come possiamo passare dall'essere una bella cartolina per turisti di passaggio, all'essere una vera casa, desiderabile, per chi cerca un futuro?
Forse, una parte della risposta, e dico forse, sta nell’aprirci a nuove possibilità. Pensiamo a chi cerca proprio un posto così: giovani che possono lavorare da qui, professionisti da altre città stanchi del caos, ma anche famiglie di immigrati regolari che arrivano con le valigie piene di voglia di integrarsi e di mettere radici da qualche parte. Anche qui, perché no?
Se vogliamo davvero rivedere le nostre strade piene di vita, di bambini che corrono, di gente che si incontra al bar non solo la domenica… beh, non basta più lamentarci che “non c’è più nessuno”. Dobbiamo iniziare a ragionare seriamente, tutti insieme, su come ridare opportunità e futuro al nostro paese.
Questa, per come la vedo io, non è una questione di politica. È una questione di comunità. Di sopravvivenza. Di quello che vogliamo lasciare.
Questa è la mia umile riflessione.
Mauro Carbonetta
L’anno sta finendo e il tempo scorre inesorabile per tutti. È il momento di fare un bilancio, nel bene e nel male. Sento dire che “bisogna andare avanti”, ma ultimamente mi domando cosa significhi davvero: e sinceramente, non lo so.So, però, di essere circondato, in modo discreto e silenzioso, da persone che ci sono state e ci sono ancora. La vostra vicinanza è il pilastro su cui poggiano i miei giorni. Chiedo scusa se talvolta sono scontroso, assorto o distante, perso nei miei pensieri.
Per tutti voi, auguro che il nuovo anno sia un luogo più gentile: un posto in cui valga la pena di esserci, e di essere felici.
E a te, che sei la mia stella e mi avvolgi orientandomi nel disordine del mio tempo, il pensiero più profondo e infinito.
Buon 2026,
Mauro
Mauro
Questo augurio è per chi guarda una sedia vuota e sente il peso del silenzio.È per voi, custodi del tempo, memoria vivente di ciò che siamo, e per chi, nella solitudine, attende un gesto semplice, un riconoscimento.
A chi spera ancora in un po’ di pace.
A voi, bambini, fonte di tenerezza e promessa di futuro, che con il vostro stupore ci ricordate come il mondo possa essere ancora un luogo possibile.
Mentre auguro a ciascuno di trovare la sua luce, una stella in particolare guida il mio sguardo.
Ed è lì, a quella luce, che il mio pensiero dimora, in eterno.
Buon Natale,
Mauro Carbonetta
Un punto rosso sulla porta del tempo
Un centrino rosso di Natale, appeso a un portone di legno ormai consumato dal tempo. Piccolo e lavorato a mano, simboleggia, nel suo disegno, un albero di Natale. È un simbolo di festa, eppure avvolge questa casa diroccata, che non si trova in una campagna lontana, ma è proprio lì, vicino a casa mia.Quel punto di colore acceso sul legno grigio mi ha commosso profondamente.
Da bambini, in inverno, guardavamo dal balcone verso quella casa. In attesa della neve, il nostro sguardo si posava sul suo camino fumante, segno di vita e di calore. Si viveva di poco, con una dignità e un’umiltà che trasformavano ogni gesto in una quieta poesia.
Ora il tetto cede, le imposte pendono storte, il silenzio è totale. Ma guardate… anche solo per un attimo, quel simbolo rosso acceso sembra ridare un battito. È come se il portone, attraverso quella semplice decorazione, volesse sussurrare un “grazie”. Grazie perché questa casa è stata vissuta, amata. Perché le sue stanze hanno custodito due anime, e per tanti anni è parso che nulla, neppure il tempo, potesse rubare la loro pace.
Ed è per questo che voglio dire un grazie speciale, dal
cuore, a tutto il gruppo di donne de Il Filo che Unisce di Villa Santa Maria. Avete dedicato il vostro tempo a creare non solo un simbolo natalizio, ma un faro di memoria e di calore. Perché, attraverso questi centrini, voi riscaldate quelle case, e idealmente quelle anime, che in questo momento hanno soltanto bisogno di sentirsi ricordate, avvolte, amate.
cuore, a tutto il gruppo di donne de Il Filo che Unisce di Villa Santa Maria. Avete dedicato il vostro tempo a creare non solo un simbolo natalizio, ma un faro di memoria e di calore. Perché, attraverso questi centrini, voi riscaldate quelle case, e idealmente quelle anime, che in questo momento hanno soltanto bisogno di sentirsi ricordate, avvolte, amate.Grazie per questo gesto silenzioso, che ha riscaldato anche il mio cuore di bambino, tornato per un attimo a guardare dal balcone in attesa della neve.
Tiziana e Mauro
"Nei tuoi occhi" di Mauro Carbonetta
A Tiziana
con tutto l'amore che posso
con tutto l'amore che posso
Nei tuoi occhi
c'è il riflesso
di un cielo
senza tempesta.
c'è il riflesso
di un cielo
senza tempesta.
E nella tua voce
l'eco di una ninna nanna
lontana,
che rassicura
e coccola l'anima.
l'eco di una ninna nanna
lontana,
che rassicura
e coccola l'anima.
Il mondo,
a volte,
può essere
rumoroso e affilato.
a volte,
può essere
rumoroso e affilato.
Ma tu
ricordi l'incanto
delle piccole cose,
la pazienza
di una stella
che aspetta la notte
per brillare.
ricordi l'incanto
delle piccole cose,
la pazienza
di una stella
che aspetta la notte
per brillare.
Mauro.
Il Discorso Parabolico: le Parabole del Regno dei Cieli nel Vangelo di Matteo 13
Siamo giunti al terzo grande discorso di Gesù: il Discorso Parabolico. Gesù non spreca parole sul Regno dei Cieli per illustrare le verità celesti a chi non vuole aprire il cuore a Dio. Bisogna predisporre lo spirito all'ascolto, essere ben disposti e interessati, e non calpestare il Verbo di Dio. Si adempie ancora una volta una profezia di Isaia: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete.[15]Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli
Lettera aperta: Il silenzio dopo 40 anni di attività - La nostra storia
Un silenzio, due paesi, e la stessa saracinesca. Questo non è un atto di accusa, né tanto meno una sterile lamentela. Il vittimismo è una dimensione che mi è sempre stata estranea, un abito che non ho mai indossato. Scrivo invece per condividere una riflessione nata da una profonda tristezza, nella speranza che la sua semplicità possa, forse, risuonare in qualcuno. Dopo oltre quarant'anni di attività, il negozio che ho gestito con Tiziana, mia compagna di vita e di lavoro, ha abbassato per l'ultima volta la sua saracinesca un anno fa. La chiusura, dettata da "ovvi motivi" che molti in paesi piccoli come il nostro conoscono bene, è stata una scelta sofferta ma inevitabile. In un paese di appena mille anime, ogni attività che chiude non è solo un fallimento imprenditoriale, ma un pezzo di comunità che si spezza, un punto di riferimento che scompare, un silenzio che avanza. A questa scelta, fatta le dovute e sentite eccezioni di alcuni clienti e amici affezionati, è seguito un silenzio assordante. Un silenzio istituzionale, per essere precisi. Nessuna parola, nessun gesto, nessun riconoscimento per quattro decenni di lavoro, di presenza, di servizio a quella stessa comunità. È la normalità, mi dicono. È così che
vanno le cose. Alcuni giorni fa, non lontano da qui, a Ortona, un'attività simile alla nostra, con una storia gloriosa di cinquant'anni, ha chiuso i battenti. Con il cuore spezzato, ho assistito a un servizio televisivo che ritraeva la commozione di una comunità intera, radunata in solidarietà alla proprietaria, per condividere il peso di quell'addio.
vanno le cose. Alcuni giorni fa, non lontano da qui, a Ortona, un'attività simile alla nostra, con una storia gloriosa di cinquant'anni, ha chiuso i battenti. Con il cuore spezzato, ho assistito a un servizio televisivo che ritraeva la commozione di una comunità intera, radunata in solidarietà alla proprietaria, per condividere il peso di quell'addio. Una panchina rossa in attesa della sua piazza: l'appello per Villa Santa Maria

Oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, un caloroso e solidale abbraccio va a tutte le donne, con particolare vicinanza a quelle che hanno subito violenza.
La panchina rossa di Villa Santa Maria, inaugurata il 16 ottobre 2021, non è mai diventata un bene comune. Relegata in un suolo privato, purtroppo, il suo messaggio è soffocato dall'indifferenza - privato della voce e dell'attenzione che meriterebbe - e il suo ricordo si sta già offuscando, condannato a scomparire nell'oblio. Per questo è oggi un simbolo LEGGI TUTTO >>
📊 Statistiche pagina di Tele Tiziana
Visite totali
—
Online ora
—


