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CRONACA D'ABRUZZO
CRONACA
D'ABRUZZO
Siete sul canale webTV di Tele Tiziana, che vi augura una buona giornata!
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Quasi ogni giorno mi soffermo su una panchina ai piedi della Madonna in Basilica.Lì mi lascio attraversare dal silenzio, quando c’è il sole mi faccio illuminare dai suoi raggi, e intanto lo sguardo si perde tra le margherite, piccole e tenaci, che sbocciano leggere ricordandoci quanto la bellezza sappia essere semplice, discreta e bisognosa di cura.
Ho notato una situazione che merita attenzione, in particolare nella parte alta del campanile.
È presente una pianta di fico nata spontaneamente in un punto architettonicamente delicato, tra la cornice di coronamento del campanile e la copertura.
Al di là dell’aspetto estetico, nel tempo le radici potrebbero compromettere la muratura, con possibili distacchi di laterizi e materiali
Al di là dell’aspetto estetico, nel tempo le radici potrebbero compromettere la muratura, con possibili distacchi di laterizi e materiali
Fuochi nella memoria, fuochi nel cuore

Il 16 gennaio si festeggia a Villa Santa Maria Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, del focolare domestico e di tutti coloro che lavorano con il fuoco.
Questa foto che condivido ritrae una delle mie prime rappresentazioni del Santo, vissuta insieme agli amici di sempre, ed è per me un tuffo in un passato vivo, caldo, profumato di legna bruciata.
I miei ricordi di questa festa sono soprattutto i fuochi, che illuminavano ogni quartiere. Da noi l’avventura iniziava mesi prima, con la raccolta
Poco fa ho ricevuto una mail anonima da una persona che mi definisce “polemico” quando affronto determinati argomenti, soprattutto a livello locale. Nella stessa mail mi si invita a smetterla perché, a suo dire, non farei fare una bella figura al paese e, non essendo consigliere comunale, né di maggioranza né di minoranza, non avrei alcun “diritto” di sollevare problemi o avanzare proposte. Il messaggio si conclude con un’espressione decisamente volgare, che preferisco non commentare.In genere non rispondo alle mail anonime, anche se questa sarebbe facilmente rintracciabile. Tuttavia mi viene spontaneo chiedermi: perché? Davvero non si può più esprimere un’opinione o avanzare una proposta?
Caro mittente, al di là delle ideologie personali, credo che ogni cittadino abbia il diritto, e forse anche il dovere, di contribuire al dibattito pubblico con idee e proposte, ricevendo eventualmente anche risposte negative, purché motivate.
Non credo che il diritto di parola spetti solo a chi ricopre una carica istituzionale. A questo proposito, mi permetto di ricordare che il sottoscritto, nella storia delle elezioni comunali di Villa Santa Maria (puoi consultare tranquillamente i registri), è stato il candidato con il maggior numero di preferenze, e parlo di tre liste. Successivamente, per motivi di salute, mi dimisi. La mia lista non vinse, ma io risultai comunque il più votato, anche rispetto ai candidati di chi poi vinse le elezioni. Detto questo, oggi non ricopro alcun ruolo politico e non ho alcuna intenzione di candidarmi in futuro (stai tranquillo/a).
Ricordo inoltre un episodio di molti anni fa, quando mi fu chiesto di candidarmi alle elezioni provinciali per Rifondazione Comunista, un partito che forse a te non sarebbe piaciuto: una persona di Villa Santa Maria mi disse allora: “Mauro, candidati, perché ti faccio da autista per incontrare i cittadini nei vari paesi”.
Oggi passo spesso molte ore davanti al computer a leggere, a scrivere e a dire la mia con umiltà, come ho fatto per oltre trent’anni, collaborando con testate nazionali mensili e settimanali di settore: centinaia e centinaia di articoli, caro o cara mittente.
Non so chi tu sia e, sinceramente, non mi interessa. Ti invito però a scrivere, a proporre e anche a criticare: fa sempre bene alla democrazia. Quello che non posso accettare è il dileggio personale.
Chiedo scusa per lo sfogo.
Mauro Carbonetta
Una mia riflessione sincera sul nostro paese. Condivido un pensiero personale con voi, prendendo spunto da un post che ho letto e che mi ha colpito.
Ne riporto qui il passaggio centrale:"Questa evidente mancanza di presenze durante le feste, già riscontrata al ponte dell'Immacolata, e in modo più allarmante nel quotidiano nell'ultimo periodo, spero sia frutto di circostanze temporanee perché, se dovesse continuare, sarà un problema per le attività e non solo..."
Su queste parole, vorrei integrare una mia personale riflessione.
Questo periodo festivo, come già il ponte dell'Immacolata, ci ha mostrato nuovamente un paese molto silenzioso. La piazzetta, i vicoli, i locali sono spesso vuoti.
Organizzare tombolate, giochi di gruppo e momenti di festa per chi c’è è senz'altro positivo. Anzi, un grazie a chi lo fa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza girarci troppo intorno.
Organizzare tombolate, giochi di gruppo e momenti di festa per chi c’è è senz'altro positivo. Anzi, un grazie a chi lo fa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza girarci troppo intorno.
C’è poi chi dice: "Eppure, paesini più piccoli del nostro inventano mille eventi per attirare turisti!
È vero, lo fanno. Ma proviamo a pensarci onestamente: dopo quelle giornate di festa, dopo che i turisti se ne sono andati, come rimangono quei paesi? Rimangono vuoti. Si rivedono sempre le stesse, poche persone che vi abitano tutto l'anno. Lo sappiamo.
È vero, lo fanno. Ma proviamo a pensarci onestamente: dopo quelle giornate di festa, dopo che i turisti se ne sono andati, come rimangono quei paesi? Rimangono vuoti. Si rivedono sempre le stesse, poche persone che vi abitano tutto l'anno. Lo sappiamo.
Ecco, il punto, secondo me, non è solo attirare visitatori per un giorno. Il problema vero non è la mancanza di eventi, è la mancanza di persone che vivono qui.
Osserviamo case in vendita, famiglie che non risiedono più, negozi che faticano. Lo vediamo tutti. Lo percepiamo tutti i giorni.
Osserviamo case in vendita, famiglie che non risiedono più, negozi che faticano. Lo vediamo tutti. Lo percepiamo tutti i giorni.
La vera domanda, quindi, è un’altra, e più importante: come facciamo a far sì che nuove famiglie scelgano di vivere qui, 365 giorni all'anno?
Come possiamo passare dall'essere una bella cartolina per turisti di passaggio, all'essere una vera casa, desiderabile, per chi cerca un futuro?
Come possiamo passare dall'essere una bella cartolina per turisti di passaggio, all'essere una vera casa, desiderabile, per chi cerca un futuro?
Forse, una parte della risposta, e dico forse, sta nell’aprirci a nuove possibilità. Pensiamo a chi cerca proprio un posto così: giovani che possono lavorare da qui, professionisti da altre città stanchi del caos, ma anche famiglie di immigrati regolari che arrivano con le valigie piene di voglia di integrarsi e di mettere radici da qualche parte. Anche qui, perché no?
Se vogliamo davvero rivedere le nostre strade piene di vita, di bambini che corrono, di gente che si incontra al bar non solo la domenica… beh, non basta più lamentarci che “non c’è più nessuno”. Dobbiamo iniziare a ragionare seriamente, tutti insieme, su come ridare opportunità e futuro al nostro paese.
Questa, per come la vedo io, non è una questione di politica. È una questione di comunità. Di sopravvivenza. Di quello che vogliamo lasciare.
Questa è la mia umile riflessione.
Mauro Carbonetta
È quasi arrivato. Come promesso.Il libro “L’Abbazia della Madonna in Basilica e oltre il tempo” è ormai in dirittura di arrivo.
In questi giorni è entrato nella fase di correzione delle bozze, ultimo passaggio prima della pubblicazione.
È stato un percorso lungo, fatto di ricerca, memoria, passione e profondo legame con questo luogo sacro. Ora il traguardo è vicino e, con grande emozione, speriamo di poterlo presentare al più presto.
Grazie a chi ha creduto in questo progetto fin dall’inizio e a chi continua ad accompagnarci in questo cammino.
Presto condivideremo nuove notizie
L’anno sta finendo e il tempo scorre inesorabile per tutti. È il momento di fare un bilancio, nel bene e nel male. Sento dire che “bisogna andare avanti”, ma ultimamente mi domando cosa significhi davvero: e sinceramente, non lo so.So, però, di essere circondato, in modo discreto e silenzioso, da persone che ci sono state e ci sono ancora. La vostra vicinanza è il pilastro su cui poggiano i miei giorni. Chiedo scusa se talvolta sono scontroso, assorto o distante, perso nei miei pensieri.
Per tutti voi, auguro che il nuovo anno sia un luogo più gentile: un posto in cui valga la pena di esserci, e di essere felici.
E a te, che sei la mia stella e mi avvolgi orientandomi nel disordine del mio tempo, il pensiero più profondo e infinito.
Buon 2026,
Mauro
Mauro
Questo augurio è per chi guarda una sedia vuota e sente il peso del silenzio.È per voi, custodi del tempo, memoria vivente di ciò che siamo, e per chi, nella solitudine, attende un gesto semplice, un riconoscimento.
A chi spera ancora in un po’ di pace.
A voi, bambini, fonte di tenerezza e promessa di futuro, che con il vostro stupore ci ricordate come il mondo possa essere ancora un luogo possibile.
Mentre auguro a ciascuno di trovare la sua luce, una stella in particolare guida il mio sguardo.
Ed è lì, a quella luce, che il mio pensiero dimora, in eterno.
Buon Natale,
Mauro Carbonetta
Un punto rosso sulla porta del tempo
Un centrino rosso di Natale, appeso a un portone di legno ormai consumato dal tempo. Piccolo e lavorato a mano, simboleggia, nel suo disegno, un albero di Natale. È un simbolo di festa, eppure avvolge questa casa diroccata, che non si trova in una campagna lontana, ma è proprio lì, vicino a casa mia.Quel punto di colore acceso sul legno grigio mi ha commosso profondamente.
Da bambini, in inverno, guardavamo dal balcone verso quella casa. In attesa della neve, il nostro sguardo si posava sul suo camino fumante, segno di vita e di calore. Si viveva di poco, con una dignità e un’umiltà che trasformavano ogni gesto in una quieta poesia.
Ora il tetto cede, le imposte pendono storte, il silenzio è totale. Ma guardate… anche solo per un attimo, quel simbolo rosso acceso sembra ridare un battito. È come se il portone, attraverso quella semplice decorazione, volesse sussurrare un “grazie”. Grazie perché questa casa è stata vissuta, amata. Perché le sue stanze hanno custodito due anime, e per tanti anni è parso che nulla, neppure il tempo, potesse rubare la loro pace.
Ed è per questo che voglio dire un grazie speciale, dal
cuore, a tutto il gruppo di donne de Il Filo che Unisce di Villa Santa Maria. Avete dedicato il vostro tempo a creare non solo un simbolo natalizio, ma un faro di memoria e di calore. Perché, attraverso questi centrini, voi riscaldate quelle case, e idealmente quelle anime, che in questo momento hanno soltanto bisogno di sentirsi ricordate, avvolte, amate.
cuore, a tutto il gruppo di donne de Il Filo che Unisce di Villa Santa Maria. Avete dedicato il vostro tempo a creare non solo un simbolo natalizio, ma un faro di memoria e di calore. Perché, attraverso questi centrini, voi riscaldate quelle case, e idealmente quelle anime, che in questo momento hanno soltanto bisogno di sentirsi ricordate, avvolte, amate.Grazie per questo gesto silenzioso, che ha riscaldato anche il mio cuore di bambino, tornato per un attimo a guardare dal balcone in attesa della neve.
Tiziana e Mauro
Una panchina rossa in attesa della sua piazza: l'appello per Villa Santa Maria

Oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, un caloroso e solidale abbraccio va a tutte le donne, con particolare vicinanza a quelle che hanno subito violenza.
La panchina rossa di Villa Santa Maria, inaugurata il 16 ottobre 2021, non è mai diventata un bene comune. Relegata in un suolo privato, purtroppo, il suo messaggio è soffocato dall'indifferenza - privato della voce e dell'attenzione che meriterebbe - e il suo ricordo si sta già offuscando, condannato a scomparire nell'oblio. Per questo è oggi un simbolo LEGGI TUTTO >>
"Nei tuoi occhi" di Mauro Carbonetta
A Tiziana
con tutto l'amore che posso
con tutto l'amore che posso
Nei tuoi occhi
c'è il riflesso
di un cielo
senza tempesta.
c'è il riflesso
di un cielo
senza tempesta.
E nella tua voce
l'eco di una ninna nanna
lontana,
che rassicura
e coccola l'anima.
l'eco di una ninna nanna
lontana,
che rassicura
e coccola l'anima.
Il mondo,
a volte,
può essere
rumoroso e affilato.
a volte,
può essere
rumoroso e affilato.
Ma tu
ricordi l'incanto
delle piccole cose,
la pazienza
di una stella
che aspetta la notte
per brillare.
ricordi l'incanto
delle piccole cose,
la pazienza
di una stella
che aspetta la notte
per brillare.
Mauro.
Lettera aperta: Il silenzio dopo 40 anni di attività - La nostra storia
Un silenzio, due paesi, e la stessa saracinesca. Questo non è un atto di accusa, né tanto meno una sterile lamentela. Il vittimismo è una dimensione che mi è sempre stata estranea, un abito che non ho mai indossato. Scrivo invece per condividere una riflessione nata da una profonda tristezza, nella speranza che la sua semplicità possa, forse, risuonare in qualcuno. Dopo oltre quarant'anni di attività, il negozio che ho gestito con Tiziana, mia compagna di vita e di lavoro, ha abbassato per l'ultima volta la sua saracinesca un anno fa. La chiusura, dettata da "ovvi motivi" che molti in paesi piccoli come il nostro conoscono bene, è stata una scelta sofferta ma inevitabile. In un paese di appena mille anime, ogni attività che chiude non è solo un fallimento imprenditoriale, ma un pezzo di comunità che si spezza, un punto di riferimento che scompare, un silenzio che avanza. A questa scelta, fatta le dovute e sentite eccezioni di alcuni clienti e amici affezionati, è seguito un silenzio assordante. Un silenzio istituzionale, per essere precisi. Nessuna parola, nessun gesto, nessun riconoscimento per quattro decenni di lavoro, di presenza, di servizio a quella stessa comunità. È la normalità, mi dicono. È così che
vanno le cose. Alcuni giorni fa, non lontano da qui, a Ortona, un'attività simile alla nostra, con una storia gloriosa di cinquant'anni, ha chiuso i battenti. Con il cuore spezzato, ho assistito a un servizio televisivo che ritraeva la commozione di una comunità intera, radunata in solidarietà alla proprietaria, per condividere il peso di quell'addio.
vanno le cose. Alcuni giorni fa, non lontano da qui, a Ortona, un'attività simile alla nostra, con una storia gloriosa di cinquant'anni, ha chiuso i battenti. Con il cuore spezzato, ho assistito a un servizio televisivo che ritraeva la commozione di una comunità intera, radunata in solidarietà alla proprietaria, per condividere il peso di quell'addio. Il capitolo 12 di Matteo: Gesù, il Sabato, i Farisei e il segno di Giona
Di fronte alla crescente popolarità del Figlio di Dio i farisei intensificano le accuse con obiezioni sempre più incalzanti. Inveiscono contro di Lui per il mancato rispetto del Sabato, giorno in cui la legge ebraica obbliga tutti ad osservare i divieti imposti dalla tradizione mosaica. Gesù assolve i suoi discepoli che in tale giorno raccolgono spighe di grano e mangiano, come pure Se stesso, che guarisce di sabato all'interno di una sinagoga un uomo dalla mano inaridita. Gesù, in quanto Dio, non trasgredisce il sabato, ma è padrone del sabato E' Lui il legislatore. Essi però non vedono e non accettano la Sua divinità. Sono le folle invece che di fronte all'ennesima guarigione di un malato cieco e muto lo approvano e si interrogano se non sia Costui il figlio di Davide, il messia.
Chiesa Madonna in Basilica: un viaggio tra storia, arte e spiritualità
Oggi condividiamo un altro affascinante estratto dal nostro libro, "l'Abbazia della Madonna in Basilica e oltre" (in uscita tra fine 2025 e primi mesi del 2026) che ci porta indietro nel tempo, tra diritti di patronato, reliquie sacre e contratti d’affitto!Anno 1407, 20 maggio, XV – Monteferrante
Instrumentum per notarium (atto redatto dal notaio), Amelio Bucci di Pietraferrazzana.
Transunto del privilegio di re Ladislao del 24 febbraio 1407, XV, Napoli, sulla conferma al milite Giacomo di
Instrumentum per notarium (atto redatto dal notaio), Amelio Bucci di Pietraferrazzana.
Transunto del privilegio di re Ladislao del 24 febbraio 1407, XV, Napoli, sulla conferma al milite Giacomo di
L’Abbazia di Santa Maria in Basilica, nel comune di Villa Santa Maria, sulle rive del fiume Sangro
È con emozione e profonda dedizione che annuncio l’uscita, entro la fine del 2025, di un’opera che racconta una delle più antiche e significative presenze cristiane in Abruzzo: l’Abbazia di Santa Maria in Basilica, nel comune di Villa Santa Maria, sulle rive del fiume Sangro.Questo libro nasce dal desiderio di far luce su una realtà spirituale, artistica e storica millenaria, e si fonda su documenti autentici, ricerche d’archivio, testimonianze manoscritte e papali che attestano l’importanza e la continuità di culto di questo luogo straordinario.
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Un’Abbazia più antica del Colosseo
Mentre a Roma si erigeva il Colosseo (inaugurato nell’80 d.C.), nelle montagne d’Abruzzo prendeva forma una comunità cristiana devota, attorno alla quale nacque la Chiesa di Santa Maria in Basilica. Le origini di questo luogo sacro risalgono addirittura ai primi secoli del Cristianesimo, forse ispirate o fondate da uno dei convertiti da San Pietro durante il suo passaggio nell’Italia centro-meridionale.
Mentre a Roma si erigeva il Colosseo (inaugurato nell’80 d.C.), nelle montagne d’Abruzzo prendeva forma una comunità cristiana devota, attorno alla quale nacque la Chiesa di Santa Maria in Basilica. Le origini di questo luogo sacro risalgono addirittura ai primi secoli del Cristianesimo, forse ispirate o fondate da uno dei convertiti da San Pietro durante il suo passaggio nell’Italia centro-meridionale.
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407 d.C. – La Bolla di Papa Innocenzo I
Una delle testimonianze più significative è una bolla pontificia di Papa Innocenzo I, redatta nel 407 d.C., che riconosce la legittimità del culto e l’antichità della chiesa di Santa Maria in Basilica. Questo avviene in un’epoca turbolenta e fondamentale per la Chiesa, pochi anni prima della caduta dell’Impero romano d’Occidente.
Una delle testimonianze più significative è una bolla pontificia di Papa Innocenzo I, redatta nel 407 d.C., che riconosce la legittimità del culto e l’antichità della chiesa di Santa Maria in Basilica. Questo avviene in un’epoca turbolenta e fondamentale per la Chiesa, pochi anni prima della caduta dell’Impero romano d’Occidente.
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L’appoggio di Costantino e Papa Silvestro
Le origini antichissime dell’Abbazia trovano sostegno anche nella tradizione che la collega all’imperatore Costantino il Grande († 337) e al suo pontefice, Papa Silvestro I. Un legame che rafforza il ruolo spirituale e simbolico di questo luogo nell’affermazione del Cristianesimo.
Le origini antichissime dell’Abbazia trovano sostegno anche nella tradizione che la collega all’imperatore Costantino il Grande († 337) e al suo pontefice, Papa Silvestro I. Un legame che rafforza il ruolo spirituale e simbolico di questo luogo nell’affermazione del Cristianesimo.
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Dal X al XII secolo: il Monastero Benedettino
L’Abbazia visse una nuova epoca di splendore quando, nell’XI secolo, fu affidata ai Monaci Benedettini, che vi edificarono un monastero attivo, centro spirituale, culturale e artistico. Se ne conservano ancora documenti presso l’Archivio della Casa Caracciolo di San Buono, dove si legge anche della sua distruzione, ad opera del Conte Don Alonso de Vivaro, che incendiò l'Abbazia e l’archivio dei monaci.
L’Abbazia visse una nuova epoca di splendore quando, nell’XI secolo, fu affidata ai Monaci Benedettini, che vi edificarono un monastero attivo, centro spirituale, culturale e artistico. Se ne conservano ancora documenti presso l’Archivio della Casa Caracciolo di San Buono, dove si legge anche della sua distruzione, ad opera del Conte Don Alonso de Vivaro, che incendiò l'Abbazia e l’archivio dei monaci.
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Privilegi papali e indulgenze
Nel corso dei secoli, numerosi Papi hanno riconosciuto l’importanza dell’Abbazia:
Nel corso dei secoli, numerosi Papi hanno riconosciuto l’importanza dell’Abbazia:
- Papa Silvestro I (314–335)
- Papa Innocenzo I (401–417)
- Papa Onorio I (625–638)
- Papa Clemente II (1046–1047)
Attraverso le indulgenze concesse in occasione di festività sacre — come il Venerdì Santo, la Domenica delle Palme, la festa di San Michele Arcangelo, San Biagio, San Salvatore, San Luca, e molte altre — l’Abbazia divenne meta di pellegrinaggi e luogo di remissione spirituale. La memoria del canonico Giovanni Costanzo Caracciolo, redatta nel 1693, conferma e difende queste indulgenze.
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Un diploma longobardo del 702
Altro documento eccezionale è un diploma del 702 d.C. firmato da Giusoppe, Duca di Benevento, principe dei Longobardi, che riconosce e sostiene l’Abbazia come ente sacro e spirituale nel territorio del Sangro.
Altro documento eccezionale è un diploma del 702 d.C. firmato da Giusoppe, Duca di Benevento, principe dei Longobardi, che riconosce e sostiene l’Abbazia come ente sacro e spirituale nel territorio del Sangro.
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Le reliquie e le fonti
Secondo le testimonianze manoscritte, nella Chiesa di Santa Maria in Basilica si conservavano molte reliquie di Santi. In occasione delle festività solenni, ai fedeli venivano concesse indulgenze plenarie, accrescendo il valore spirituale del luogo e attirando pellegrini da ogni parte del territorio.
Secondo le testimonianze manoscritte, nella Chiesa di Santa Maria in Basilica si conservavano molte reliquie di Santi. In occasione delle festività solenni, ai fedeli venivano concesse indulgenze plenarie, accrescendo il valore spirituale del luogo e attirando pellegrini da ogni parte del territorio.
Le informazioni riportate in quest’opera provengono da fonti autentiche:
la bolla di Papa Innocenzo I del 407, il diploma longobardo del 702, le memorie del canonico Giovanni Costanzo Caracciolo del 1693, documenti conservati presso l’Archivio della Casa Caracciolo di San Buono e l’Archivio di Stato di Napoli.
la bolla di Papa Innocenzo I del 407, il diploma longobardo del 702, le memorie del canonico Giovanni Costanzo Caracciolo del 1693, documenti conservati presso l’Archivio della Casa Caracciolo di San Buono e l’Archivio di Stato di Napoli.
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L’Abbazia di Santa Maria in Basilica, nel cuore di Villa Santa Maria, è un gioiello di fede, arte e storia che attraversa i secoli.
Questo libro — in uscita entro dicembre 2025 — vuole riportarla alla luce, onorando il passato per custodire il presente.
L’Abbazia di Santa Maria in Basilica, nel cuore di Villa Santa Maria, è un gioiello di fede, arte e storia che attraversa i secoli.
Questo libro — in uscita entro dicembre 2025 — vuole riportarla alla luce, onorando il passato per custodire il presente.
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Un sentito grazie a Marco Carbonetta, per le giornate trascorse tra faldoni e manoscritti all’Archivio di Stato di Napoli.
A Tiziana, la cui luce, inesauribile come il suo cuore, ha guidato ogni passo di questo viaggio. Se questo progetto ha preso forma e si è fatto realtà, è grazie alla sua anima generosa, alla sua passione instancabile e al suo amore che attraversa il tempo. La mia lampara, il mio faro, il mio sempre.
A Tiziana, la cui luce, inesauribile come il suo cuore, ha guidato ogni passo di questo viaggio. Se questo progetto ha preso forma e si è fatto realtà, è grazie alla sua anima generosa, alla sua passione instancabile e al suo amore che attraversa il tempo. La mia lampara, il mio faro, il mio sempre.
Mauro Carbonetta
L'orologio solare di Villa Santa Maria: un simbolo dimenticato da riscoprire

All’ingresso di Villa Santa Maria, precisamente a ridosso di Via Gradini Ponte, si trova un’incisione circolare scolpita su una parete di arenaria, a circa 30 metri di altezza dal suolo. Si tratta di una meridiana o orologio solare, un antico strumento che sfruttava la posizione del sole per misurare il trascorrere del tempo.
Secondo l’esperto di meridiane Nicola Severino, questa incisione potrebbe essere stata realizzata tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. La datazione suggerisce che la meridiana fosse un punto di riferimento per la comunità locale in un periodo in cui gli orologi meccanici non erano ancora diffusi nelle case di tutti.
La meridiana è uno strumento che, tramite un’asta (detta gnomone), proietta l’ombra del sole su una superficie graduata, indicando così l’ora del giorno. Nel caso della meridiana di Villa Santa Maria, l’asta originaria non è più visibile, ma l’incisione circolare con le linee radiali, che probabilmente rappresentano le ore, è ancora ben conservata.
La meridiana è uno strumento che, tramite un’asta (detta gnomone), proietta l’ombra del sole su una superficie graduata, indicando così l’ora del giorno. Nel caso della meridiana di Villa Santa Maria, l’asta originaria non è più visibile, ma l’incisione circolare con le linee radiali, che probabilmente rappresentano le ore, è ancora ben conservata.
Questo tipo di orologio aveva una funzione pratica fondamentale: aiutava gli abitanti a organizzare le loro giornate, specialmente in un contesto rurale come quello di Villa Santa Maria. Poteva servire per regolare i momenti del lavoro nei campi, scandire le pause e orientare le attività religiose, come la preghiera o il suono delle campane.
Oltre alla sua funzione pratica, la meridiana rappresentava un legame profondo con il ciclo della natura e il trascorrere del tempo. Simbolicamente, segnava l’interazione tra l’uomo e il cosmo, ricordando l’importanza del sole come fonte di vita e ordine.
Oltre alla sua funzione pratica, la meridiana rappresentava un legame profondo con il ciclo della natura e il trascorrere del tempo. Simbolicamente, segnava l’interazione tra l’uomo e il cosmo, ricordando l’importanza del sole come fonte di vita e ordine.
Durante i lavori di messa in sicurezza della parete negli anni ’90, vi fu un "tentativo" di stabilizzare l’estremità circolare della meridiana con della malta cementizia, che ha finito per lambire l’orologio solare e alterarne in parte l’aspetto.
Le testimonianze raccolte dagli anziani del paese hanno aiutato a ricostruire la storia di questo antico strumento, che oggi rimane un importante tassello della memoria collettiva di Villa Santa Maria.
Il nostro impegno per riscoprirlo
Tiziana ci teneva moltissimo alla valorizzazione di questa meridiana. Per questo, insieme a Pina Teti e Alessandro Sabatini, abbiamo realizzato due servizi video per raccontare la sua storia e il significato che potrebbe avere avuto per gli abitanti di allora. Presto ve li riproporremo, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di questo prezioso reperto.
Con grande rammarico, dobbiamo constatare che, nonostante gli sforzi fatti in passato, non vi è stato alcun seguito concreto per la tutela e la valorizzazione di questo simbolo. La meridiana, lasciata a sé stessa, rischia di essere dimenticata o persino danneggiata dall’incuria del tempo.
Speriamo che questo nuovo racconto possa stimolare un rinnovato interesse verso la meridiana e, più in generale, verso il patrimonio storico e culturale di Villa Santa Maria. La nostra storia merita di essere conosciuta, valorizzata e tramandata alle future generazioni.
Tiziana ci teneva moltissimo alla valorizzazione di questa meridiana. Per questo, insieme a Pina Teti e Alessandro Sabatini, abbiamo realizzato due servizi video per raccontare la sua storia e il significato che potrebbe avere avuto per gli abitanti di allora. Presto ve li riproporremo, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria di questo prezioso reperto.
Con grande rammarico, dobbiamo constatare che, nonostante gli sforzi fatti in passato, non vi è stato alcun seguito concreto per la tutela e la valorizzazione di questo simbolo. La meridiana, lasciata a sé stessa, rischia di essere dimenticata o persino danneggiata dall’incuria del tempo.
Speriamo che questo nuovo racconto possa stimolare un rinnovato interesse verso la meridiana e, più in generale, verso il patrimonio storico e culturale di Villa Santa Maria. La nostra storia merita di essere conosciuta, valorizzata e tramandata alle future generazioni.
Tiziana e Mauro
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